Occhio all’alternativa
Le pessime notizie che arrivano dalla Val di Susa dagli alleati del Pd
L’assalto condotto da gruppi violenti contro le forze dell’ordine che presidiano il cantiere dell’alta velocità in Val di Susa è stato condannato in modo deciso e sincero da tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento. Anche buona parte dell’Italia dei valori, che fino a qualche giorno fa parlava di una valle “occupata militarmente”, oggi ritrova il senno ed esprime “incondizionato plauso” alle forze dell’ordine.

Chiunque sia passato anche una sola volta per la Val di Susa sa bene che è impossibile radunare pattuglie di teppisti senza una connivenza locale. Chiunque abbia mai organizzato una manifestazione popolare sa che quando si annunciano presenze inaccettabili si può isolarle ed escluderle, mentre in queste occasioni è stato permesso loro di mimetizzarsi all’interno dei cortei per poi sbucare fuori all’improvviso per assalire e ferire gli agenti. D’altra parte, come ricorda in un informato reportage Marco Imarisio sul Corriere della sera, gli antagonisti torinesi, che sono la spina dorsale della contestazione violenta, avevano annunciato l’assedio del sito di Chiomonte dalla sede del movimento Cinque stelle. Il segretario di Rifondazione comunista continuava ancora ieri a sostenere la tesi ridicola secondo cui “gli scontri sono causati dalla militarizzazione della vallata decisa dal governo Berlusconi”.
Quando vengono feriti gli agenti a centinaia nel corso di una caccia all’uomo criminale, non c’è spazio per alcun distinguo. Il Partito democratico al vertice nazionale e torinese (ieri c’è stata una nota molto netta su questo tema firmata dall’ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino e dal deputato del Pd Stefano Esposito) ha assunto finalmente una posizione ferma (ma in Val di Susa ha tollerato liste elettorali con i No Tav e Ignazio Marino insiste a chiedere un referendum in valle, nella provincia e nella regione) e ora deve misurare la distanza che lo separa da chi, tra i suoi potenziali alleati, continua a ciurlare nel manico. Esiste una tendenza continentale alla creazione di un’area antagonistica che più della dialettica parlamentare e del confronto democratico privilegia “l’azione diretta”.
Se ne sono visti in Grecia e in Spagna, paesi con governi socialisti, i sintomi, che potrebbero estendersi anche al nostro paese. Un centrosinistra democratico che punta all’alternativa deve sapere se i suoi alleati sono attirati da questa deriva o intendono collaborare lealmente e i segni che vengono dalla Val di Susa non sono certo tranquillizzanti.